Storia dei kokedama

Nelle campagne del Giappone dell'era Edo, un vecchio giardiniere di nome Haruto passava le sue giornate a prendersi cura dei bonsai dei nobili del villaggio. Amava infinitamente la natura, ma un pensiero lo rattristava: la bellezza degli alberi in miniatura era racchiusa in vasi di ceramica costosi e sfarzosi, accessibili soltanto ai ricchi signori.

Un pomeriggio di primavera, mentre osservava il muschio soffice che cresceva spontaneo lungo i ruscelli nei pressi del suo capanno, Haruto ebbe un'intuizione. Desiderava creare qualcosa che permettesse a chiunque di portare un frammento di foresta nella propria casa, senza bisogno di vasi preziosi.

Prese una piccola pianta di felce e, invece di piantarla in un recipiente di terracotta, ne avvolse delicatamente le radici in un panetto di terra ricca e argillosa. Successivamente, raccolse un mantello di verde muschio vivo dal sottobosco e vi avvolse la sfera di terra, assicurando il tutto con alcuni giri di filo di canapa.

Nacque così la prima "sfera di muschio" (kokedama, dall'unione delle parole giapponesi koke, muschio, e dama, sfera).

Haruto appese la sua creazione al portico in legno della sua casa. La piantina sembrava fluttuare nell'aria, priva di costrizioni e in perfetto equilibrio con la natura circostante. Rifletteva appieno la filosofia del wabi-sabi: l'arte di trovare la bellezza nell'imperfezione, nella semplicità e nell'umiltà dei materiali naturali.

Gli abitanti del villaggio ne rimasero incantati. Non servivano soldi per comprare vasi preziosi; bastavano la terra della propria casa, il muschio del bosco e un pizzico di cura. Nel giro di poche stagioni, i kokedama iniziarono ad apparire appesi sotto i tetti di tutte le case del villaggio, trasformando l'arte del giardinaggio in un gesto d'amore universale e accessibile a tutti.